Cantina Schola Sarmenti: l’eccellenza salentina nel mondo


L’ennesimo sabato in cui la sveglia suona presto. Lo fa spesso, ultimamente. Ma questo sarà un sabato diverso. Un sabato in cui Fabio mi ha proposto di visitare con lui una cantina in quel di Nardò. In altri momenti sarebbe venuta fuori la mia idiosincrasia per la “west coast” salentina. Ma Schola Sarmenti è di per sè un nome troppo attrattivo per potervi rinunciare.

Lo ammetto: avevo sentito parlare della cantina solo qualche mese prima della nostra visita, quando un amico aveva postato un articolo di Wine Spectator che inseriva uno dei vini di questa azienda, il Nerìo,  tra i 100 migliori al mondo. E naturalmente mi ero ripromessa di approfondire. E di scoprire la loro selezione di rosati, che sono la varietà che amo di più in assoluto.

E’ un sabato d’inverno dal cielo limpido e dall’aria frizzante, una di quelle giornate che lasciano già presagire l’arrivo della primavera. E che invitano a spingerti oltre, fino al mare. La campagna salentina scorre davanti ai nostri occhi in un inconfondibile alternarsi di ulivi nodosi e terra rossa.

Arriviamo a Nardò, sede di Schola Sarmenti. E qui inizia un piccolo, meraviglioso viaggio tra storia, tradizione, gusto  ed eccellenza in un vecchio stabilimento vinicolo, riportato agli antichi splendori da quindici anni a questa parte. Ma dove la produzione prende il via da  gloriose generazioni di viti, vecchie di 80 anni.

Ci si addentra nel cuore della cantina Schola Sarmenti, lasciandosi guidare dai piacevolmente pungenti odori della barricaia, dove i vini invecchiano in botti di quercia francese. Se chiudo gli occhi, riesco quasi a sentire il caldo sole salentino, quello stesso sole che scalda i tradizionali vigneti ad alberello, un sole implacabile mitigato dalla piacevole brezza che qui giunge da due mari. E posso quasi sentire i canti delle donne che raccoglievano l’uva, il sapore di uve succose, il vento leggero che soffia tra i rami di vecchi, possenti vitigni, l’aria del mare, che è lontano da qui solo una manciata di chilometri. Sembrano frammenti di un tempo che non c’è più. E che invece magicamente ritrovi in un bicchiere, gustato nell’apposita vineria, un luogo dall’atmosfera rilassata e dal design impeccabile.

Assaggiamo prima il Masserei del 2015, un rosato negramaro in purezza, floreale e fruttato, dalle piacevoli e fresche note agrumate. E poi ci tuffiamo nel sapore intenso di un Nerìo del 2012,  limpido e robusto nello stesso tempo. Un vino strutturato, corposo, non sdolcinato, con un ampio ventaglio di profumi. Un nettare da meditazione, da centellinare sapientemente.

E’ quasi ora di pranzo. Il vino mi regala un leggero, piacevole ottundimento. Il sole all’improvviso mi avvolge in un abbraccio speciale. Che sento ancora di più dopo essere uscita dalle fresche stanze con le tipiche volte a stella in tufo e pietra leccese. Il tempo sembra essere immobile, sospeso. E da lontano arriva l’eco di racconti di vino e altri piaceri.

 

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