Corro, dunque sono


Quella passione che resta sopita per mesi. Quel sentimento potente per il quale ti senti inadeguata, per il quale non ti senti pronta. La corsa è così: ad un certo punto non puoi più sottrarti al suo irresistibile richiamo. La corsa è una religione, con le sue liturgie, i suoi riti, il suo sconfinato potere catartico. E benedetta sia la corsa per essere tornata così prepotentemente nella mia vita. A ricordarmi che posso superare i miei limiti, andare al di là delle mie debolezze, ritrovare dentro di me quelle forze preziose che pensavo mi avessero abbandonata per sempre. Tutte le volte in cui penso  di non farcela, me la cavo da dentro quella forza, usando l’energia dei piedi, il coraggio dei polmoni, l’allegria della testa, il battito, quello più profondo, del cuore. E mi dico: da qui si riparte. Anche se poi in fondo non ci si è mai fermati.

E benedetta sia la corsa per il sorriso che mi regala ogni mattina, nonostante le lacrime della sera prima.

E non importa che piova, o che l’autunno inizi a sferrare i suoi sinistri colpi alla luce estiva: la sveglia è già puntata alle 7. Devo allenarmi per il primo traguardo dei 10K.

 

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